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Immagini » Reportage » Scheda Progetto

STRUGGLE FOR A NORMAL LIFE - SOMALI REFUGEES IN ITALY
Autore: Lorenzo Masi - Pubblicato il 28/02/13 - Categoria Reportage
Martoriata da venti anni di guerra civile la Somalia è oggi uno dei paesi più poveri e pericolosi del mondo. Per non rischiare di essere uccisi, o costretti a combattere al fianco di una delle fazioni in lotta in questa guerra infinita, molti somali scelgono la via dell’espatrio in un paese straniero.
In considerazione della sua posizione nel Mar Mediterraneo e del passato coloniale che la lega alla Somalia, l’Italia rimane una delle mete favorite per coloro che fuggono dal paese del Corno d’Africa.
Il percorso abituale compiuto da coloro che tentano di raggiungerla implica un lungo tragitto nel deserto, su mezzi come camion e autobus, fino a giungere alle zone di imbarco, generalmente distribuite nei pressi della città di Tripoli.
Se l’attuale incerta situazione politica libica non permette un’adeguata analisi della sorte dei rifugiati in viaggio su tale territorio, va registrato come, durante il regime di Gheddafi, gli accordi presi nel 2008 tra il governo libico e, con chiaro tornaconto anche per gli altri paesi europei, quello italiano, facessero sì che i migranti in transito attraverso il paese Nord Africano, già abitualmente tratti in arresto per richiedere riscatti alle famiglie in Somalia, venissero trattenuti in carcere per impedir loro il raggiungimento delle coste della penisola.
Al termine del loro viaggio, comprendente la sempre rischiosa traversata del canale di Sicilia, i cittadini somali, finalmente giunti in Italia, vengono posti, in quanto provenienti da un paese in guerra, sotto Protezione Internazionale, in ottemperanza alla Convenzione sui Rifugiati stipulata nel 1951 a Ginevra da vari paesi europei.
L’assistenza da parte dello stato italiano si limita però a tale riconoscimento. Fatto salvo qualche sporadico intervento da parte del ministero competente non esiste un alcun programma centralizzato ed efficace per fornire ai rifugiati: alloggio, supporto nell’apprendimento della lingua e assistenza nella ricerca di un impiego. Di conseguenza molti di loro si trovano costretti a vivere in edifici abbandonati o quando, come spesso accade, questi edifici vengono sgomberati, all’interno di centri di accoglienza in grado di ospitarli solo per un breve periodo di tempo.
In questa situazione, costretti a spostarsi da un alloggio di fortuna all’altro, tentando, spesso sostenuti da associazioni no-profit locali, di imparare la lingua e di trovare un lavoro, i rifugiati lottano tutti i giorni per condurre una vita normale, obbligati, tra l’altro, a rimanere in Italia, secondo i dettami degli accordi Dublino II, i quali impediscono a coloro a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiati in un paese europeo di stabilirsi in un altro diverso da questo.

After twenty years of civil war Somalia nowadays is one of the poorest and most dangerous nations in the world. Avoiding the risk of been killed or forced to fight in an infinite war many of its inhabitants try to move to foreign countries.
Considering its position in the Mediterranean Sea and the colonial past that links it with Somalia, Italy is one of the favourite destinations for people who flee the Horn of Africa country.
The common way to reach the Italian coast is to cross the desert by bus or truck to arrive at the shipping points near the city of Tripoli.
If the actual uncertain local political situation doesn’t permit a coherent analysis of the condition of the refugees on the Libyan territory, during the Qaddafi regime, the 2008 agreements between Libyan and Italian governments (with a clear advantage also for other European countries), entailed that the North African country kept in jail the migrants, usually imprisoned to blackmail their families, in order to prevent their departure.
The lucky ones who survived the long and dangerous trip have the right to be put under International Protection, according to the Refugee Convention that Italy and others European countries subscribed in Geneva during 1951.
However the assistance from the Italian state ends here. Except for some sporadic intervention, the government doesn’t manage any program to provide housing for refugees, to help them learning Italian language, to help them to find a job. So, many of them live in abandoned buildings or, when these buildings are evicted, in some welcome centre for refugees only able to host them for few months. In this situation, moving from a makeshift accommodation to another, trying, often helped by local NGOs, to learn Italian and to find a job, the refugees struggle to live a normal life forced to remain in Italy in compliance to the Dublin II Agreement, that prevents people, who are recognized as refugees in an European country, to live in a different one.

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